domenica 30 settembre 2018
INSEDIAMENTO PREISTORICO A SALINA.
VILLAGGIO PREISTORICO DI PORTELLA.
Il Villaggio Preistorico di Portella risale all’età del Bronzo, periodo in cui nell’Arcipelago si diffuse la cultura del Milazzese. La Portella è una ripida e lunga cresta. 25 sono le capanne scavate nel lapillo scoperte nel 1954. Insieme alle capanne sono stati portati alla luce 25 pithoi, destinati verosimilmente alla conservazione dell’acqua.
Villaggio preistorico di Portella.
Ceramica egea d'importazione.
Coppe in ceramica su altopiede.
Collane da Salina.
Reperti vari.
LAGHETTO DI LINGUA -SALINA - ISOLE EOLIE -
Presso il laghetto naturale della frazione di Lingua,
all'estremità sud-orientale dell'isola di Salina, si conservano i resti di un antico impianto produttivo per il sale, una delle testimonianze più significative di età romana delle Isole Eolie. Fino alla fine del XVIII secolo le saline di Lingua apparivano con evidenza ma oggi le vasche delle saline, utilizzate per l'evaporazione dell'acqua marina, non sono più visibili in quanto interamente sommerse dall'acqua del lago. Di esse rimane la parte inferiore dei muri divisori, costruiti con la tecnica dell'opus reticulatum, attribuibili alla prima età imperiale romana, ovvero al I-II secolo d. C., ed il pavimento, costituito da un suolo di calce magra e ghiaietta.
.SALINA. Andando alla Fossa delle Felci...
È salendo sulla sommità della Fossa delle Felci che si può ammirare l'isola di Salina nella sua completezza. Le più disparate forme della costa traggono origine da due grandi montagne vulcaniche totalmente diverse tra loro.
Scosceso e selvatico il Monte Porri, ospitale e ricco di una vegetazione lussureggiante il Monte Fossa. Su quest'ultimo si può salire solo a piedi. Oltrepassata la sbarra di divieto, sopra Valdichiesa, l'aria pura e ricca di profumi boschivi aiuta, già dopo poche centinaia di metri, a dimenticare di trovarsi a queste altezze. Il paesaggio e il clima diventano quelli della collina e, una volta arrivati in vetta, dell'alta montagna.
Ricchi cespugli di erica, lentisco ed euforbia ci danno il benvenuto lungo il sentiero che attraversa il bosco odoroso e rigoglioso di castagni, querce, pini, corbezzoli che raggiungono i sette-otto metri d'altezza. In primavera l'intero crinale è ravvivato dal caldo giallo della ginestra, una nota di colore d'effetto sorprendente, un'esplosione di natura sulla terra più fertile dell'intero arcipelago.. Il panorama, sempre differente, offre ora uno scorcio di Panarea e Stromboli, ora di Filicudi e Alicudi, ora di Vulcano e Lipari quasi fosse possibile stendere una mano e, almeno con l'immaginazione, tenere in pugno l'intero arcipelago.
Tra gli alberi ormai rari, vi è il leccio che in tempi antichi ammantava l'intero territorio in una impenetrabile foresta. Al cospetto di pini, querce centenarie, lecci secolari e arbusti sempreverdi di più giovane generazione, ci si sente parte di un meraviglioso e complesso mondo, meritevole del più profondo rispetto. Arrivati quasi in vetta, un'improvvisa rottura nel paesaggio riporta lo sguardo all'orizzonte. Ciò accade a causa della fascia tagliafuoco, che gira tutt'intorno al Monte Fossa, privandolo di una parte del suo regale manto. Il paesaggio muta repentinamente. La fitta vegetazione lascia il posto a steppa e rocce. Lo sguardo può spaziare nel cielo in cerca di un'altra sorpresa che il Monte Fossa riserva.
È il Falco della Regina, simbolo di Salina per i naturalisti, dalle spettacolari tecniche di volo e dall'imponente apertura alare. È un uccello molto raro e sembra una velocissima macchia scura nell'azzurro intenso del cielo. Dopo la steppa, ecco le felci, a piccoli gruppi di bassa statura, che aumentano di numero e dimensioni procedendo verso il cratere. Raggiunto un punto panoramico, sul ciglio del cratere, grandi rocce, di un colore cangiante dal bianco al rosso, affiorano dalla sterpaglia. Da qui si possono catturare con un solo sguardo le sette perle del Mediterraneo. Stromboli, con il suo pennacchio, è la più spettacolare.
È altrettanto spettacolare ammirare il Monte Porri, visibile in tutta la sua imponenza. Ci troviamo sul vulcano più alto dell'intero arcipelago (m. 968 s.l.m.), il suo cratere è profondo cento metri e ha un diametro di 600-700 metri. Ed ecco ancora felci. Invitano a seguirle, delimitano i sentieri, invadono il cratere.

SALINA.
A SALINA ,NAVIGANDO NEL TEMPO.
I primi insediamenti sorti sull’Isola di Salina risalgono all’età preistorica e, più precisamente al Neolitico Medio, verso la fine del V millennio a.C.: a quest’epoca sono datati i resti di una capanna dalla forma ovale che è stata rinvenuta sul pianoro di Rinicedda, nella frazione di Rinella. Si tratta delle prime testimonianze di un insediamento preistorico sull’Isola; i reperti ritrovati qui documentano il fatto che, anche a Salina, gli abitanti fossero in grado di lavorare l’ossidiana per destinarla, poi, alla fabbricazione di utensili. Anche sul Monte Fossa delle Felci sono stati rinvenuti reperti databili, però, al III millennio a.C. il cui ultimo secolo ha visto l’Isola abitata da popolazioni provenienti dalla Grecia, molto probabilmente gli Eoli, autori del nome dell’Arcipelago, insieme ad altri popoli dalla Sicilia, più precisamente dalla civiltà di Thapsos. Anche l’età del bronzo antico e medio, corrispondente circa al II millennio a.C. e alle culture di Capo Graziano e del Milazzese, è documentata ampiamente grazie a studi svolti sugli insediamenti di Serro Brigadiere, Serro dell’Acqua, Serro dei Cianfi e della Portella. In numerose località di Salina sono state rinvenuti gruppi di tombe con corredi funerari che possono essere collocati, temporalmente, tra il III e il II secolo a.C., testimoni dell’età Greca e di quella Romana. In particolare, durante l’età imperiale Romana si è potuto assistere ad un forte incremento demografico che ha seguito lo sviluppo delle aree abitate; resti di abitazioni risalenti a questo periodo sono visibili ancora oggi in contrada Barone, lungo la spiaggia di S. Marina e a Lingua presso cui, all’interno del lago, vi sono anche i resti delle strutture delle antiche saline. Sono stati proprio i Romani ad assegnare all’Isola questo nome: è stato merito del laghetto di Lingua, nel quale si poteva raccogliere sale in abbondanza. Prima di loro, Salina è stata chiamata Didyme, l’isola delle montagne gemelle, dai Greci.
Lo sviluppo di Salina è proseguito fino all’età Bizantina e medioevale e, nell’VIII secolo d.C. è diventata una delle Eolie più abitate.


TAVOLE ILLUSTRATIVE DELL'ISOLA DI VULCANO.
VULCANO.Veduta della baia di Ponente.Sulla destra il Faraglione di Levante.Nello sfondo l'isola di Lipari.Tratta da ZUCCAGNI-ORLANDINI,ATTILIO,Corografia fisica,storica e statistica dell'Italia e delle sue isole corredata di un Atlante ,di mappe geografiche e topografiche,e di altre tavole illustrative,vol.duodecimo.Firenze 1842.
Da Vulcanello:Veduta dell'isola di Vulcano.Disegnata da Chatelet e incisa da Quauvilliers.Tratta dall'opera di Jean Claude Richard,Abbè de Saint-Non,VOYAGE PITTORESQUE DE NAPLES ET DE SICILIE...,PARIS1781-86.
VEDUTA DELL'ISOLA DI VULCANO.
Disegnata da CHATELET e incisa da GHENT.Tratta dall'opera di Jean Claude Richard,Abbè de Saint-Non."Voyage pittoresque de Naples et de Sicilie....,Paris 1781-86.
VEDUTA DEL CRATERE DI VULCANO.Disegno eseguito da ignoto "pittore",ritoccato e perfezionato da Francesco (Giuseppe) Lanfranchi,"Pittore egregio della R.Università di Pavia".Tratta dall'opera di L.Spallanzani,Viaggi alle due Sicilie...tomi I - III,Milano 1825
L'isola di Vulcano ripresa dalla collina prossima alle antiche terme di Lipari.Litografia inglese.Pub.byHarding.St.J ames's Street,London 1815.
CRATERE DELL'ISOLA DI VULCANO.
LITOGRAFIA INGLESE DEL 1809.
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sabato 29 settembre 2018
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