giovedì 18 ottobre 2018
domenica 7 ottobre 2018
ETA' PREISTORICA .
Alicudi .
Abitata sin dalla preistoria ed in età ellenistica,conserva qualche memoria del passato nei resti di un insediamento della prima metà del bronzo,XVI e XVII a.C.,che si estendeva vicino allo scoglio di Palumba.
La piccola isoletta di Alicudi è stata famosa, in passato, come Ericusa, che deriva dal greco Ἐρικοῦσα e significa “ricca di erica”. L’isola ne è ricoperta e questa pianta è parte integrante della storia e della vita dei suoi abitanti, i quali la utilizzavano per poter costruire le coperture per le capanne e utilizzare le sue radici per creare fornelli da pipa. L’erica è presente ancora oggi sulle pendici e nelle inaccessibili valli del cono vulcanico. Come le sue sorelle dell’Arcipelago Eoliano, Alicudi è di origine vulcanica ed è costituita, prevalentemente, dal vulcano della Montagnola, nato più di 150.000 anni fa dopo diverse eruzioni effusive ed esplosive. Le prime testimonianze trovate sull’Isola risalgono all’età del bronzo, XVIII-XVI secolo a.C., e sono state riportate alla luce nella zona del porto adiacente allo scoglio Palumbo ed in cima al Filo dell’Arpa; sono visibili i segni di un centro abitato, insieme ad altri ritrovamenti della stessa epoca. Le tracce rinvenute in concomitanza dell’attuale porto e sulla sommità dell’Isola, indicano che anche Alicudi fosse già abitata fin dal neolitico. Frammenti di età preistorica, probabilmente risalenti alla cultura di Capo Graziano del II millennio a.C., sono stati rinvenuti sul suolo dell'Isola; anche ceramiche di età ellenistica e romana sono state ritrovate sulla costa orientale e nei fondali marini e sono a testimonianza della presenza di villaggi dediti all’agricoltura. Inoltre, nel 1975, sono stati recuperati numerosi utensili, segno che i primi abitanti fossero specializzati nelle attività della pesca e abili nelle coltivazioni. Nella località di Fucile sono stati ritrovati diversi sarcofagi, composti da lastre di pietra lavica, contenenti corredi funerari composti da fittili, vasi preziosi e lucerne, che risalgono al IV secolo a.C..
ALICUDI.
Si staglia a occidente l’ultima delle Eolie, un triangolo roccioso circondato di blu, un masso corposo e spinoso, non proprio accogliente, ma capace di intrappolare l’anima di coloro che s’avventurano.
Così la descrive ELIO ZAGAMI :
......."Sappiate che c'è un'isola remota,ma remota davvero.Si chiama Alicudi. Quando sei nell'isola,quando vuole lei,a volte si spinge indietro e lontano diventando così improvvisamente remota da lasciarti esiliato con lei...." Posta nel punto più occidentale dell'Arcipelago eoliano,"confine di confini" (A.Rosa Raso ),nell'eden incantevole di Alicudi il tempo scorre molto lentamente; non esistono strade asfaltate ma viottoli e mulattiere e da tempi remoti è l'asino il mezzo di trasporto pressocchè utilizzato.; la pesca e il turismo rappresentano le uniche fonti di sostentamento degli abitanti.
L'isola di Alicudi è la più occidentale dell'arcipelago eoliano e si trova a circa 34 miglia marine (quasi 63 km) a ovest di Lipari. È dominata dal monte Filo dell'Arpa, il cui toponimo deriva dal termine dialettale arpa o arpazza col quale si indica la poiana. La pianta dell'isola è quasi circolare, con superficie di circa 5 km², con coste ripide ed aspre, e costituisce la parte emersa, dai 1.500 m di profondità del fondo del mare fino ai 675 m s.l.m. del punto culminante, di un vulcano spento, sorto attorno a 150.000 anni fa e rimodellato da successive eruzioni e fenomeni quaternari. L'isola è abitata solo sul versante meridionale, digradante verso il mare in lenze (stretti appezzamenti), sostenute da muri a secco. Questo versante, significativamente antropizzato a scopi abitativi e colturali, risulta meno scosceso di quello opposto, battuto dai venti e continuamente soggetto a fenomeni erosivi e conseguenti frane, dette sciare (dal plurale sciari in lingua siciliana). L'Isola dell'erica era abitata nel dopoguerra da oltre 600 persone, in gran parte poi emigrate in Australia. Attualmente la popolazione conta meno di cento residenti che, però, diminuiscono notevolmente nel periodo invernale.Alicudi fu abitata dal Neolitico, come attestato da tracce rinvenute presso l'attuale porto e sulla sommità dell'isola. Al IV secolo a.C. sono datate alcune sepolture a lastre di pietra lavica rinvenute in località Fucile nel 1924, con corredo funerario di lucerne e vasi fittili. Frammenti di vasellame di età romana si rinvengono sulla costa orientale dell'isola.
11 maggio 1984
La rivolta di Alicudi
L’11 maggio 1984 la stampa nazionale accende i suoi riflettori su Alicudi, l’isola è da una decina di giorni in rivolta e si prepara ad uno sciopero della fame.
Ma andiamo per ordine:
Il 30 aprile il comitato di protesta di Alicudi invia un dettagliato promemoria al Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, sui problemi irrisolti dell’isola. Nei successivi giorni i cittadini decidono un volontario isolamento e non consentono l’accosto a Scalo Palomba di navi ed Aliscafi. Le uniche notizie vengono irradiate da Radio Arcipelago Eoliano attraverso collegamenti telefonici.
15 MAGGIO 1984.
Così Pertini rispondeva al Comitato di agitazione dell'isola:
"SONO CON VOI,ALLA GENTE CHE PROTESTA ESPRIMO TUTTA LA MIA SOLIDARIETA' E MI AUGURO CHE I VOSTRI PROBLEMI AL PIU' PRESTO POSSANO ESSERE RISOLTI".
Contestualmente alla vicinanza umana,il Presidente Pertini ,agiva subito per via istituzionale.Alicudi ebbe così un suo più agevole molo e potè contare sul sistema autonomo per l'elettrificazione.
La rivolta di Alicudi
L’11 maggio 1984 la stampa nazionale accende i suoi riflettori su Alicudi, l’isola è da una decina di giorni in rivolta e si prepara ad uno sciopero della fame.
Ma andiamo per ordine:
Il 30 aprile il comitato di protesta di Alicudi invia un dettagliato promemoria al Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, sui problemi irrisolti dell’isola. Nei successivi giorni i cittadini decidono un volontario isolamento e non consentono l’accosto a Scalo Palomba di navi ed Aliscafi. Le uniche notizie vengono irradiate da Radio Arcipelago Eoliano attraverso collegamenti telefonici.
15 MAGGIO 1984.
Così Pertini rispondeva al Comitato di agitazione dell'isola:
"SONO CON VOI,ALLA GENTE CHE PROTESTA ESPRIMO TUTTA LA MIA SOLIDARIETA' E MI AUGURO CHE I VOSTRI PROBLEMI AL PIU' PRESTO POSSANO ESSERE RISOLTI".
Contestualmente alla vicinanza umana,il Presidente Pertini ,agiva subito per via istituzionale.Alicudi ebbe così un suo più agevole molo e potè contare sul sistema autonomo per l'elettrificazione.
(ANSA) - Lipari.
-Nell'anniversario della Liberazione,(25 aprile 2017) l'amministrazione comunale di Lipari ha deciso di intitolare a Sandro Pertini il porto di Alicudi. Nell'84 gli abitanti dell'isola eoliana si rivolsero al presidente della Repubblica, denunciando le loro difficoltà, causate soprattutto dalla mancanza di un approdo sicuro. Il lungomare di Alicudi sarà invece intitolato a un isolano scomparso prematuramente, Egidio Russo.
Al municipio è avvenuta la consegna al sindaco Marco Giorgianni di una targa commemorativa da parte del professor Enrico Cuccodoro, coordinatore nazionale dell'Osservatorio per la libertà e la giustizia sociale "Sandro e Carla Pertini".
"Gli abitanti di Alicudi - ha affermato il sindaco di Lipari - furono grati a Pertini che volle portare a soluzione, con il suo stile vigoroso e risoluto, gli annosi problemi che affliggevano la gente di una delle isole più disagiate dell'arcipelago".
Enrico Cuccodoro è professore di Diritto costituzionale nella Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Teramo e docente di Diritto regionale nella Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Bari. Coordina l’Osservatorio Istituzionale per la Libertà e la Giustizia Sociale “Sandro Pertini”.
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venerdì 5 ottobre 2018
ELEMENTI ARCHITETTONICI DELLE CASE EOLIANE.
Bagghiu
Il bagghiu (baglio) è una terrazza che si apre di fronte alla casa, larga quanto l'abitazione e con una lunghezza all'incirca pari all'altezza della casa stessa. Tale spazio può essere utilizzato per i momenti di rilassamento all'aria aperta e per lavori tipici quali l'essiccazione dei fichi e dell'uva passa.
Bisola e pusaturi
I bisola sono muretti di pietra che delimitano la terrazza; fungono da sedili e sono spesso maiolicati. Alle estremità, si raccordano con le pulèra tramite una sezione a quarto di luna detta pusaturi di forma idonea a poggiare la testa se ci si sdraia sui bisola.
Pulèra
Le pulèra sono colonne di forma cilindrica, a sezione costante, poste ai margini della terrazza. Sostengono la loggia.
Loggia
La loggia è un'orditura di travi in legno che poggia sulle pulera ed è ricoperta da canne e viti rampicanti (o di assi in molte delle case moderne). Funge da copertura per il terrazzo e, nel periodo di maturazione, offre grappoli d'uva a chi desideri coglierne. È posizionata più in basso rispetto al tetto dell'abitazione
Astricu
L'astricu è il tetto, perfettamente orizzontale, sostenuto da travi lignee e composto dal cosiddetto battuto solare. Tale materiale è fatto di calce e lapilli vulcanici, sbattuti a lungo con pestelli di legno. Il battuto solare isola la casa tanto dal freddo invernale quanto dalla calura estiva. Il tetto è di solito utilizzato per la raccolta dell'acqua piovana, tramite grosse anfore o raccogliendo direttamente l'acqua che cade sul tetto.
Pila e princu
Situata all'esterno dell'abitazione, la pila è una vasca per lavare i panni, con il princu, un lavatoio in pietra lavica da appoggiare sulla pila stessa.
Furnu
Il forno, utilizzato per la cottura del pane e dei dolci, è a forma di cupola, posizionato al lato della terrazza sopra un basamento usato per custodire la legna da ardere.
Vagnu
Il bagno in passato era posizionato solitamente all'esterno della casa (sul lato nord della casa stessa, per evitare i venti gelidi), ma in costruzioni a due piani poteva essere al piano di sotto rispetto alle stanze dell'abitazione. Nelle case moderne invece il bagno è situato all'interno dell'appartamento.
Muli su una strada di Alicudi. Sullo sfondo una casa eoliana con visibili gli elementi principali: bagghiu, bisola, pulera e loggia. A sinistra si nota invece il tetto (astricu) di un'altra casa, liscio ed idoneo a raccogliere l'acqua piovana.
L'ARCHITETTURA RURALE DELLE EOLIE.
L' architettura eoliana venne fortemente influenzata da quella campana del XVI secolo, che in seguito ad una migrazione si innestò su una precedente architettura di tipo greco-romano e islamico. Nei secoli scorsi essa aveva di solito un solo vano a forma cubica o di parallelepipedo, con una sola porta d'entrata e due finestrelle tonde dotate di sbarre ai lati dell'ingresso. Era insomma una costruzione che rispondeva soprattutto ad esigenze di difesa dai pericoli esterni, in particolare eventuali invasioni o scorribande di nemici provenienti dal mare. All'interno della casa, nell'unico vano stava da una parte l'angolo cottura (detto cufularu) e dall'altra i letti. In seguito, quando le esigenze di difesa si fecero meno pressanti, si cominciarono a costruire anche abitazioni a più vani in fila, dotate di finestre più grandi e senza sbarre.
Oggi, la casa eoliana ha la forma di un cubo modulare cui possono essere aggiunti orizzontalmente o verticalmente altri cubi. Ciò che ne risulta è una costruzione a forma di parallelepipedo a uno o due piani, forata da numerose porte e finestre per permettere il passaggio dell'aria. I materiali edilizi sono generalmente pietre o calce, senza l'uso di cemento. Vengono di solito utilizzati, soprattutto nelle case più antiche, anche materiali di origine locale: blocchi di pietra lavica per le fondamenta, pomice per le mura esterne, tufo per il pavimento delle terrazze. La casa eoliana moderna si configura quindi come un'abitazione decisamente aperta verso l'esterno e il vicinato, anche grazie alle condizioni climatiche che rendono possibile la vita all'aperto in tutte le stagioni dell'anno.
Le case tipiche delle isole Eolie (Lipari, Salina, Vulcano, Stromboli, Filicudi, Alicudi, Panarea), fortemente condizionate da fattori ambientali oltre che dall’influenza dell’edilizia Campana e di quella del Mediterraneo orientale, sono state costruite e si sono evolute nel tempo per garantire un comfort abitativo anche in condizioni climatiche svantaggiose, e in modo da resistere al meglio a terremoti di varia intensità, in un’area caratterizzata da una sismicità piuttosto elevata.
La struttura della casa eoliana, che si è sviluppata dapprima in verticale tipo torre, e poi in orizzontale, è il risultato dell’adattamento nel tempo al clima locale, alla scarsità d’acqua e al suolo vulcanico che caratterizzano le isole.
Tipicamente le strutture delle case venivano realizzate con un sistema modulare di celle cubiche dal tetto piatto (detto astricu), a cui si affiancavano secondo le esigenze altri elementi cubici indipendenti, che non erano comunicanti tra di loro ma erano aperti sul bagghiu, il terrazzo-cortile caratteristico di queste abitazioni, che era il cuore della casa e il punto d’incontro per la vita sociale della famiglia.
CASA EOLIANA.
Da notare la forma cubica, il colore bianco, la terrazza (bagghiu) delimitata dai bisola e dalle colonne (pulera). La loggia appare qui priva della copertura che permette di fare ombra. Sul tetto, due anfore per la raccolta dell'acqua piovana.
l bagghiu tradizionale consisteva in un terrazzo, sempre coperto da un pergolato sorretto dalle pulere – i pilastri tradizionali – sul quale di solito cresceva la vite. Tutt’attorno alla terrazza erano disposti i sedili in muratura, detti biseli e vi era anche un forno a cupola per la panificazione (il furnu); inoltre, al bagghiu, erano raccordati tutti I percorsi che conducevano alla casa, ovvero la cucina, le stalle, l’ovile, la tettoia per il ricovero estivo degli animali, gli essiccatoi per l’uva e per i pomodori, i magazzini e il lavatoio. Il bagghiu era il cuore della casa eoliana perché era lì che la famiglia passava il tempo insieme, il posto dove si mangiava, si lavavano i panni con l’acqua della cisterna, si riposava e si faceva appassire l’uva sui cannizzi.
PANORAMA DA UNA CASA DI PANAREA.
Si nota il bagghiu, con i bisola (qui non maiolicati) per sedersi o sdraiarsi, una delle pulera che reggono la loggia (qui priva di copertura) ed un'anfora. Verso il mare si nota un'altra casa edificata secondo lo stile eoliano, ma a due piani.
mercoledì 3 ottobre 2018
MALVASIA DELLE LIPARI
Le isole Eolie furono colonizzate dai Greci, intorno al 580 a.C.;
Ritrovamenti a Lipari di monete antiche (V-IV sec. a.C. ) recanti l’immagine di tralci e di grappoli testimoniano le antiche origini e l’importanza economica della viticoltura in questa zona geografica. Lo storico Diodoro Siculo parla di una colonia greca, che nel 588-577 a.C. avrebbe importato a Lipari un vitigno che prese il nome di Malvasia, ma non si è certi che tale vitigno sia l’attuale Malvasia di Lipari.
Una delle prime testimonianze della produzione vitivinicola delle Eolie è di A. Bacci che nel 1596 afferma che “ …l’isola di Lipari è sparsa di fecondi colli, che per l’interno calore del suolo danno un vino sincero…..”
Si riferiscono a questo vino e alla cultivar diffusa nell’arcipelago il conte Odart (1859) ed il Barone Mendola di Favara (1868).
Nel 1890 Guy de Maupassant nella sua “La vita errante” descrive l’isola di Salina ed il suo vino così “mentre tornavo, avevo scoperto dalla barca un’isola nascosta dietro Lipari. Il battelliere la chiamò Salina. Lì si produce il vino di Malvasia. Volli bere… una bottiglia del celebre vino….E’ proprio il vino dei Vulcani, denso, zuccherato, dorato …”
Nel 1900 il vino fu presentato all’esposizione di Parigi dove ricevette un premio.
Nel 1933 fu portato alla prima “mostra dei vini tipici di Siena”, dove fu definito “d’aroma squisito”.
Dopo un calo di produzione negli anni 50 e 60 a partire dalla fine degli anni ottanta c’è stata una forte ripresa della viticoltura eoliana sotto la spinta di alcuni illuminati produttori; la storia recente è caratterizzata da una evoluzione positiva della denominazione, con l’impianto di nuovi vigneti, la nascita di nuove aziende, la professionalità degli operatori che hanno contribuito ad accrescere il livello qualitativo e la rinomanza della DOC “Malvasia delle Lipari”, come testimoniano i riconoscimenti in campo nazionale ed internazionale dei vini a DOC “Malvasia delle Lipari” prodotti dalle aziende della zona geografica di riferimento. E’ stata una delle prime DOC ad essere riconosciuta in Sicilia con Decreto del Presidente della repubblica (Dpr) del 20 settembre 1973.MALVASIA DELLE LIPARI.
VITIGNO DELLE EOLIE.
CORINTO NERO.
Il Corinto Nero è un vitigno a bacca rossa originario della Grecia, ma presente in tutto il Mediterraneo. Arriva alle Isole Eolie tra il 588 ed il 577 a.C. durante la colonizzazione ellenica. Si tratta di un vitigno dalle rese basse, dalla foglia media, cuneiforme e tribolata; il grappolo è piccolo, corto, mediamente compatto e può essere spargolo, cilindrico ed alato, l’acino è piccolo, sferoidale ed a sviluppo partenocarpico e la buccia è pruinosa, di colore violetto. In passato, le uve, totalmente essiccate, del Corinto Nero sono state utilizzate interamente per la produzione dell’uva Passolina. Non viene coltivato nell’Arcipelago Eoliano solo per entrare per il 5-8% nella composizione della Malvasia delle Lipari, ma anche per vinificarlo secco in purezza ed ottenere, così, altri vini interessanti. Ad esempio, il Nero Ossidiana 2012 prodotto dalla Tenuta Castellaro sull’Isola di Lipari o il Nero du Monti prodotto da Nino Caravaglio.
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